Europa: fare o morire

di Francesco Fabiano – Ci si interroga da tempo sul destino dell’Europa. Si riflette, si auspica e ci si interroga. Nel frattempo il mondo gira. La realtà, implacabile nella sua concretezza, modifica e stravolge il mondo in cui viviamo. Prima la Brexit, poi l’elezione di Trump, infine la possibile (e persino probabile) vittoria di Marine LePen in Francia che produrrebbe l’uscita della Francia stessa dall’euro, dalla Nato e dall’UE e la conseguente deflagrazione (e probabile fine) dell’Unione Europea per come la conosciamo. E i politici che fanno? Riflettono, auspicano, si interrogano. I nostri politici hanno perduto la capacità di produrre azioni. Azioni concrete che incidano nella realtà e la trasformino, cambiando così il corso degli eventi e della Storia. Come ognuno i noi ricorderà, pensando ad esempio al primo bacio, ci sono momenti in cui non serve dire, serve fare. Punto. Cosa si può fare quindi per evitare che l’Europa deflagri sotto i colpi della fuga di alcuni grandi paesi da essa o peggio ancora scompaia dalle nostre mappe mentali del futuro, inghiottita da una stasi paludosa alla quale sembra consegnata da anni? Ecco 3 proposte che sono semplicemente azioni da fare, per rilanciare l’Europa:

1) Esercito comune europeo.

2) 6 mesi di servizio civile, in un paese della UE diverso dal tuo, per tutti i ragazzi/e della UE di 20 anni.

3) Elezione diretta del Presidente dell’Unione Europea

Spiegare all’opinione pubblica i vantaggi di queste 3 azioni, raccogliere consenso su di esse e convincere la maggioranza dei parlamentari europei a votarli, rendendoli attuativi, dovrebbe essere il compito e il lavoro di ogni politico che sostenga un vero rilancio dell’Europa.

I 3 punti sopracitati non esauriscono, ovviamente, le necessità e i bisogni dell’Europa. Tante sono le cose che andrebbero fatte e difficile e’ ordinarle  per priorità e importanza. Ma questi sono 3 punti concreti. E da qualcosa di concreto bisognerà pur iniziare se non si vuole rimanere soffocati da quel senso di impotenza, passività e scoramento che trasmette a tutti noi l’ascoltare da anni esponenti politici che, sull’Europa, riflettono, auspicano e si interrogano.

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